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Piossasco

Parrocchiale dei SS. Vito e Modesto e Chiesa della Confraternita

La presenza della Parrocchia dei SS. Vito e Modesto, con a fianco il monastero, è attestata da un documento del 1011 e testimoniata dall'abside semicircolare romanica. Essa è ornata alla sommità da una fascia in cotto di archetti pensili che si ripete sul campanile.
Del monastero rimane la parte che corrisponde a quella centrale dell'attuale canonica. Esso conserva un eccezionale documento artistico, la Crocifissione e i Quattro Santi (anche S. Antonio Abate), di ambito jacqueriano ma che rivela gli influssi fiamminghi di Van der Weyden. Lo stemma gotico è della famiglia De Buris, cui apparteneva l'abate Gabriele, prima frate cistercense e poi parroco di S. Vito, dal 1452 al 1486 proprio nel periodo in cui i possedimenti dei Signori di Piossasco venivano elevati alla dignità di contea da Amedeo VIII. L'ampliamento della chiesa avvenne gradualmente nei secoli, con il prolungamento delle navate. All'esterno, sul lato destro della chiesa, un recente restauro ha reso di nuovo leggibile un affresco raffigurante S. Antonio Abate, della seconda metà del Quattrocento, riprodotto al Borgo Medievale sulla facciata della Chiesa.
Sulla via S. Vito, nei pressi della parrocchiale, si affaccia la Chiesa della Confraternita, che sulla parete di fondo della cappella di S. Elisabetta, presenta un'altra "Crocifissione" e una "Dormitio Virginis"; la parete destra della facciata rivela invece resti di affreschi databili alla seconda metà del XV secolo. Vi compaiono l'Annunciazione e l'immagine di un giovane santo martire, probabilmente S. Vito. Altri due stemmi in pietra della famiglia De Buris sono murati sulle lesene. Anche l'Annunciazione e gli stemmi vennero riprodotti sulla Chiesa del Borgo, mentre S. Vito servì da modello per l'affresco di uguale soggetto sull'Ospizio dei Pellegrini.