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Omaggio al Quattrocento. Dai fondi D'andrade, Brayda, Vacchetta.

18 febbraio -5 novembre 2006

Il Borgo Medievale di Torino (1882-1884) è stato ideato dal pittore e archeologo di origine portoghese Alfredo D’Andrade, coadiuvato da un gruppo di intellettuali piemontesi. Il progetto partì dalla realtà dei monumenti conservati in Piemonte e Valle d’Aosta, che furono imitati fedelmente, sia pure adattando e assemblando modelli rilevati da edifici diversi. Tra i luoghi evocati dalla mostra Corti e città. Arte del Quattrocento nelle Alpi occidentali (Torino, Promotrice di Belle Arti del Valentino), il Borgo Medievale di Torino ha rivestito un ruolo peculiare in quanto “esposizione vivente” degli antichi paesaggi subalpini, attraverso le architetture civili del Quattrocento che lo hanno ispirato. Per esaltare la naturale integrazione con le tematiche generali della mostra che fu allestita alla Promotrice delle Belle Arti, si pensò di riservare alla sede del Borgo una specifica sezione dedicata all’architettura attraverso la rivisitazione operata nell’Ottocento dai massimi studiosi del tardo medioevo piemontese: Alfredo D’Andrade, Riccardo Brayda, Giovanni Vacchetta. Lo strumento per accostare i due secoli furono i disegni e le riprese fotografiche individuati in tre fondi grafici conservati in Piemonte: a Torino il fondo D’Andrade presso la Galleria d’Arte Moderna e il fondo Brayda presso il Politecnico e a Cuneo il fondo Vacchetta presso la Società di Studi Storici della Provincia di Cuneo. Una campagna fotografica realizzata da Paolo Robino per il Borgo Medievale consentì di accostare la documentazione ottocentesca di alcune architetture riprodotte al Borgo con la situazione attuale dei monumenti, stimolando un confronto diretto per il visitatore. La mostra fotografica è corredata da un catalogo con oltre 350 riproduzioni a colori, un principio di dizionario dell’architettura e delle arti applicate del Piemonte antico e dell’arco alpino occidentale. Il volume, dal titolo “Omaggio al Quattrocento. Dai fondi D’Andrade, Brayda, Vacchetta”  è a cura di Giovanni Donato.

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